Libertà è un romanzo troppo lungo e complesso per essere ridotto a un commento di poche righe. Il marchio di “capolavoro” non giova. E’ un tentativo onesto e appassionato di mettere in scena un decennio e i suoi protagonisti, i loro miti e le loro illusioni: questi, pur essendo caratteristica di un numero ristretto di abitanti del pianeta (middleclass bianca statunitense), finiscono per influenzare, corrompere e rappresentare molte più persone che di quel contesto socioculturale si nutrono tramite televisione e cinema.
Tocca vette di alta introspezione psicologica quando ci racconta i tormenti, gli amori e gli errori dei personaggi principali, diventa un po’ piatto quando deve esporre tesi politiche e ambientaliste.
In ogni caso è un romanzo “ricco” di contenuti e di proposte di discussione, attraversato da un coinvolgimento sincero, scritto meravigliosamente, umile e bello nell’omaggio a Guerra e Pace che lo attraversa da cima a fondo, interessante nel suo essere spesso una vera e propria fiction televisiva (ma nel caso delle fiction americane è un merito di queste ultime non un demerito del romanzo).
Strano come ancora una volta appaia azzeccata l’idea di partire dal microcosmo di un matrimonio per raccontare la Storia.
Lettura inevitabile.
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