<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431</id><updated>2009-12-09T07:12:42.433-08:00</updated><title type='text'>ilsettembre</title><subtitle type='html'>... questo libro è ancora più grande. E quando lo avrò finito ne comincerò un altro e quello sarà ancora più grande, e poi un altro ancora, e allora la mia casa si allargherà fino a diventare una magione, piena di stanze dove loro non potranno trovarmi...
             
(Nick Hornby, &lt;em&gt;How to be good&lt;/em&gt;)</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default?orderby=updated'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;orderby=updated'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>167</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-2835240047610364100</id><published>2009-12-09T05:08:00.000-08:00</published><updated>2009-12-09T07:12:42.441-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Il tempo materiale di Giorgio Vasta</title><content type='html'>Quanta sofferenza e vergogna possono avere prodotto questa perla di libro? &lt;br /&gt;Quanti lo hanno letto, quanti ancora lo leggeranno? Quanto è inutile una letteratura così alta? &lt;br /&gt;Non riesco a pensare al dolore e alla fatica che si sono concentrati in pagine di meraviglia per essere poi letti da pochi addetti ai lavori. Che spreco di umanità!&lt;br /&gt;Prendi la terminologia tipica del fenomeno del terrorismo rosso anni settanta e mettilo in bocca a dei ragazzini di scuola media: l’effetto straniante è forte, fortissimo. &lt;br /&gt;Il surreale che ne deriva produce vergogna, perché condannare a posteriori è facile, riconoscere l’immedesimazione colpevole nelle parole che erano alla sorgente, che divennero linguaggio comune è di pochissimi. &lt;br /&gt;Le parole diventano la realtà terribile e la salvezza una bambina muta.&lt;br /&gt;Se poi l’impianto di stile che regge tutto questo dolore è di rara maestria, se la sinestesia dilania, se la simbologia sembra appartenerti... la lettura può diventare insostenibile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-2835240047610364100?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/2835240047610364100/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=2835240047610364100&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/2835240047610364100'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/2835240047610364100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/12/il-tempo-materiale-di-giorgio-vasta.html' title='Il tempo materiale di Giorgio Vasta'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-4315523594670121051</id><published>2009-03-27T04:21:00.000-07:00</published><updated>2009-12-09T07:06:27.617-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>il dipendente</title><content type='html'>Monologo fatto di frasi brevi, piccoli fatti, pensieri che mentono a se stessi.&lt;br /&gt;Feroce resoconto di alcune giornate di un agente di commercio di una multinazionale fra una Audi e una stanza d’albergo.&lt;br /&gt;Immerso nella spirale alienante (capo - aumento di stipendio – benefit – obiettivi da raggiungere – colleghi che ti fanno le scarpe – lucidi per la presentazione – tenore di vita per salvare le apparenze – orari di lavoro che si confondono con gli orari di vita) il protagonista perde progressivamente il controllo della sua catastrofica vita privata fino poi a smarrire la lucidità emotiva anche nei rapporti di lavoro, suo ultimo contatto con la realtà.&lt;br /&gt;Insomma il racconto senza scampo su una povera persona sul bordo della follia, il paradosso della mia vita lavorativa, o forse la mia realtà qualche volta, in qualche momento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-4315523594670121051?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/4315523594670121051/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=4315523594670121051&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/4315523594670121051'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/4315523594670121051'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/03/il-dipendente.html' title='il dipendente'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-7561275313005937877</id><published>2009-12-03T06:54:00.001-08:00</published><updated>2009-12-03T06:54:40.306-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>foto di classe di mario desiati</title><content type='html'>La sorpresa con Foto di Classe è che mi aspettavo una lettura di autoconferma, assoluzione e consolazione, a causa della conterraneità e della medesima vicenda di cambio di città dopo i diciotto anni.&lt;br /&gt;Invece ho fatto fatica a riconoscermi nella tristezza che pervade il libro. A parte alcune dolorosissime descrizioni di paesaggio postindustriale tarantino.&lt;br /&gt;Ho provato a cercare di capire perché e ho contato la differenza di età fra me e Desiati.&lt;br /&gt;In quella manciata di anni un cambio di generazione così significativo?&lt;br /&gt;Ecco per esempio io, Desiati, non pensavo di essere una emigrata, né tanto meno una fuorisede. &lt;br /&gt;Io semplicemente pensavo che vivere a Taranto o a Milano fosse una cosa molto contingente, un particolare irrilevante; io vivevo dove era il mio lavoro in quel momento e tutto mi sembrava reversibile, possibile e legittimo. Era più aperta la nostra società sul finire degli anni ottanta? Era meno spiccata la differenza fra nord e sud? Era più semplice trovare lavoro? Io mi sentivo sulla scia di un’onda lunga progressista che non poteva mutare direzione, mi sentivo cittadina europea, non mi sembrava che la mia dolorosa città fosse un cosmo ripiegato sui propri problemi, ma semplicemente e solo un quartiere come tanti di tutto un mondo e il mondo era a disposizione pronto a farsi abitare da me, e bastava girare l’angolo e potersi sedere di pieno diritto in qualunque posto.&lt;br /&gt;Tu invece Desiati sembri ritagliare un contorno preciso al quale appartenere senza scampo, qui c’è Martina/Taranto: o resti o fuggi, e se fuggi risolverai parzialmente un problema di sopravvivenza ma resterai sospeso, monco, con un buco nel cuore.&lt;br /&gt;Come è successo che la terra sotto i nostri piedi si è ridivisa in tanti pezzi slegati, che il dialetto e le abitudini di un piccolo posto sono ridiventate legaccio, identità imprescindibile?&lt;br /&gt;Di sicuro le condizioni dell’occupazione si sono deteriorate e semplicemente hanno tolto opportunità alle persone. E questo mi sono sembrati i protagonisti di questa storia: persone senza opportunità, che raccolgono quello che trovano e se lo fanno bastare. Quindi persone alle quali è stato chiuso l’orizzonte, è stata tolta l’idea del divenire e della speranza: un’idea sciocca forse, della quale io ho fatto ancora in tempo a nutrirmi, per mere questioni di anno di nascita.&lt;br /&gt;Desiati descrive persone tristi, scollegate, né di qua né di là.&lt;br /&gt;Tranne una: l’autore, che non riesce a nascondere fra le righe la sottile soddisfazione di lavorare per la Mondadori e di fare lo scrittore, invece delle vitacce dei suoi ex compagni di scuola. &lt;br /&gt;Perché questo a dire il vero ho pensato con fastidio alla fine del libro: se saltasse fuori un mio ex compagno di liceo e si mettesse in testa di farmi l’intervista per sbattermi in faccia con finta compassione una appartenenza che invece lui è ben contento di aver risolto, beh, io lo manderei fortemente a farsi friggere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-7561275313005937877?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/7561275313005937877/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=7561275313005937877&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/7561275313005937877'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/7561275313005937877'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/12/foto-di-classe-di-mario-desiati.html' title='foto di classe di mario desiati'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-3343425834464816022</id><published>2009-11-30T00:29:00.001-08:00</published><updated>2009-11-30T00:29:49.770-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>correre</title><content type='html'>... quindi cominciamo dal correre...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-3343425834464816022?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/3343425834464816022/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=3343425834464816022&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/3343425834464816022'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/3343425834464816022'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/11/correre.html' title='correre'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-6754063248888111045</id><published>2009-11-25T06:54:00.001-08:00</published><updated>2009-11-25T06:54:39.201-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>prima che sia troppo tardi</title><content type='html'>Io penso oggi che le persone abbiano diritto a fare due cose. &lt;br /&gt;Sono due cose che, per quale è la nostra natura, noi POSSIAMO fare.&lt;br /&gt;Sono due cose che, se lasciati liberi, a uno stadio istintivo, faremmo senz’altro, due cose che da bambini facciamo.&lt;br /&gt;Solo che siamo educati a non farlo: perché non c’è spazio, perché non servono, perché sono godimenti semplici e gratuiti. Soprattutto perché imbarazzano. Mi piacerebbe scoprire in quale punto della storia dell’uomo sono diventate due cose socialmente imbarazzanti se fatte in libertà. Mi piacerebbe scoprire quando è successo che sono diventate due cose che si possono fare solo in ambiti specifici e con regole specifiche. Quando sono diventate appannaggio di alcuni ristrettissimi gruppi che riescono a farlo per mestiere. Chi ha deciso che io per strada non posso farlo, se non rischiando di essere presa per pazza.&lt;br /&gt;Ecco io questo vorrei fare, tanto, tantissimo, con uno struggimento proporzionale al procedere dei miei anni, al pensiero che il corpo diventerà sempre di più una prigione goffa e stanca nella quale riuscirò via via a riconoscermi sempre meno.&lt;br /&gt;Questo vorrei: correre e cantare.&lt;br /&gt;Il più possibile.&lt;br /&gt;Prima di invecchiare definitivamente.&lt;br /&gt;Correre di slancio e cantare a squarciagola.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-6754063248888111045?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/6754063248888111045/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=6754063248888111045&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/6754063248888111045'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/6754063248888111045'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/11/prima-che-sia-troppo-tardi.html' title='prima che sia troppo tardi'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-3304173018765075422</id><published>2009-11-24T01:59:00.000-08:00</published><updated>2009-11-24T02:08:42.418-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>memorie di un porcospino</title><content type='html'>www.giudiziouniversale.it/articolo/libri/se-il-tuo-doppio-è-un-porcospino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-3304173018765075422?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/3304173018765075422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=3304173018765075422&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/3304173018765075422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/3304173018765075422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/11/memorie-di-un-porcospino.html' title='memorie di un porcospino'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-5516957588529232600</id><published>2009-11-18T06:09:00.000-08:00</published><updated>2009-11-18T06:10:08.456-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>al mio giudice di perissinotto</title><content type='html'>Sono stata attratta inizialmente dal possibile meccanismo di autoreferenzialità letteraria, dato che il titolo e la struttura fanno esplicito riferimento ad altro libro e altro autore: e che autore! A me il gioco delle scatole cinesi con i rimandi, i richiami, le ispirazioni più o meno scoperte  e le citazioni piace molto.&lt;br /&gt;Il risultato è però deboluccio; ti resta solo la curiosità, neanche tanto spinta, di chi sia alla fine il vero cattivo. &lt;br /&gt;La prosa è molto piatta; i personaggi raccontati per fatterelli.&lt;br /&gt;Il tono del carteggio fra un giovane uomo ricercato per assassinio e una giovane donna giudice è inverosimile: di botto familiare e confidenziale, come due compagni di oratorio che si raccontano come hanno passato la domenica.&lt;br /&gt;La trovata poi del ricercato che termina i suoi giorni a fare l’attore porno nei teatrini del nordeuropa che cosa diavolo c’entra? Sembra appiccicata con lo sputo, come se l’autore volesse togliersi il gusto di raccontarci un po’ di sue personalissime fantasie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-5516957588529232600?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/5516957588529232600/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=5516957588529232600&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/5516957588529232600'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/5516957588529232600'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/11/al-mio-giudice-di-perissinotto.html' title='al mio giudice di perissinotto'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-2182006152580130757</id><published>2009-11-16T07:54:00.000-08:00</published><updated>2009-11-16T07:55:23.094-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>sirene di laura pugno</title><content type='html'>Questo non è un romanzo qualunque.&lt;br /&gt;Breve, visionario come la migliore fantascienza.&lt;br /&gt;Un po’ horror.&lt;br /&gt;Essenziale come un fumetto.&lt;br /&gt;Studiatissimo nella lingua. &lt;br /&gt;Oscilla fluido come le sirene tra la paura e il desiderio, tra lo sdegno e l’attrazione morbosa.&lt;br /&gt;Un incubo di odori, umori, viscidume, carne, pelle morta, sesso desolato.&lt;br /&gt;Quando ti risvegli all’ultima pagina non provi sollievo, perché è un incubo fantascientifico costruito con pezzi di realtà; percepisci con angoscia che quelle atmosfere già esistono, che il sole nero e la società iniqua e violenta sono già.&lt;br /&gt;Se poi ti soffermi sul rapporto uomini/sirene come proiezione esasperata del rapporto uomo/donna la visione ti appare una descrizione nitida: le sirene divoratrici o la sopraffazione insopportabile esercitata dal protagonista sui personaggi femminili, donne o sirene che siano, sembrano il disegno fantasy di un reale che spesso preferiamo negare.&lt;br /&gt;Imperdibile!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-2182006152580130757?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/2182006152580130757/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=2182006152580130757&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/2182006152580130757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/2182006152580130757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/11/sirene-di-laura-pugno.html' title='sirene di laura pugno'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-3592457778200046491</id><published>2009-11-16T02:08:00.000-08:00</published><updated>2009-11-16T02:11:22.988-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film'/><title type='text'>21 grammi di Inarritu</title><content type='html'>Recuperato 21 Grammi che proprio proprio vale la pena vedere, non so se per la storia, ma sicuramente per la tecnica cinematografica, per la fotografia, per la scelta degli ambienti, per i colori, insomma per tutto un tecnicismo che mi trova ignorantissima e forse proprio per questo pronta ad un godimento estetico ed emotivo.&lt;br /&gt;Mentre cerchi di riordinare i pezzi sparsi della narrazione frammentata e mescolata senza apparente logica temporale, sei costretto a tenere l’attenzione molto vigile (per orientarsi nella confusione fra il prima e il dopo) e in questo sforzo subisci una immersione molto profonda nelle scene, nei dialoghi, negli ambienti e finisci con notare cose che in un film ordinato in una normale sequenza temporale forse non noteresti. Forse è per questo che il film sembra notevole: perché sei costretto a  immergerti. &lt;br /&gt;Per esempio: bagni malandati. Sgradevole il bagno del locale in cui Christina va a comprarsi la droga: il primissimo piano del rubinetto, del lavandino. Modesto, angusto il bagno della casa di Paul/Sean Penn, dove si nasconde per fumare. Tremenda, scrostata la cella di Jack, dove l’amico prete mette un pezzo di cartone sul water per farne sedile e, mentre parlano di Dio, l’occhio ti si fissa sul pulsante dello scarico, un pulsante lucido che non c’entra niente con i mattoni a vista.&lt;br /&gt;Più che la caduta accelerata nel dramma, mi è sembrata la storia di tre personaggi che non riescono a fare quello che vorrebbero, che non riescono a sfuggire a un destino già deciso. &lt;br /&gt;Jack vorrebbe fare il buono finalmente, ma l’incidente d’auto lo riporta in galera; esce grazie alla moglie, si rifugia in un lavoro lontano, ma Paul e Christina vanno a ripescarlo e a risbatterlo al centro della tragedia.&lt;br /&gt;Christina voleva fare la “mogliettina dolce bionda madre di angioletti dolci biondi cui fare le torte in magnifica cucina”: la morte dell’intera famiglia la ributta nelle braccia della droga.&lt;br /&gt;Paul doveva morire; il trapianto sembra averlo salvato: l’incontro con Christina rimette tutto in gioco. Non voleva un figlio, il finale lo smentisce (anche se sto’ povero bambino futuro, figlio di due padri mescolati insieme, che dovrà essere all’altezza degli angioletti biondi morti d’incidente, mi fa un po’ pena e mi sembra un finale non all’altezza del resto del film).&lt;br /&gt;Sean Penn da LEGGENDA!!!!!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-3592457778200046491?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/3592457778200046491/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=3592457778200046491&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/3592457778200046491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/3592457778200046491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/11/21-grammi-di-inarritu.html' title='21 grammi di Inarritu'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-5490306398127774634</id><published>2009-11-11T00:37:00.000-08:00</published><updated>2009-11-11T00:41:44.125-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Emmaus Baricco, 3</title><content type='html'>Mia madre ha visto Baricco da Fazio ed è rimasta fulminata. &lt;br /&gt;Il fatto è che adesso lei crede che Emmaus sia soprattutto un libro religioso.&lt;br /&gt;Ho provato a raccontarglielo cercando al contempo di non deluderla.&lt;br /&gt;Ma lei si è convinta sempre più, sottolineando alcuni elementi che le tornavano giusti in questa spiegazione (Andre è il diavolo tentatore, é importante che il romanzo finisca in una chiesa, con una Messa...)&lt;br /&gt;Che dire? E se avesse ragione lei?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-5490306398127774634?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/5490306398127774634/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=5490306398127774634&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/5490306398127774634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/5490306398127774634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/11/emmaus-baricco-3.html' title='Emmaus Baricco, 3'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-5808735322620598895</id><published>2009-11-09T02:28:00.000-08:00</published><updated>2009-11-10T04:57:26.596-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Emmaus Baricco, 1</title><content type='html'>La prima cosa che voglio dire è che mi è piaciuto questo fugace personaggio, che poco appare, che neanche di un nome sembra essere degno, che il protagonista chiama vagamente “quella che allora era la mia ragazza”, la neopatentata che guida tutta rigida senza distogliere gli occhi dalla strada.&lt;br /&gt;Con poco Baricco la disegna.&lt;br /&gt;Sensata e concreta.&lt;br /&gt;Con il volante in mano.&lt;br /&gt;Un tramite tra “noi” e Andre. Che con Andre chiacchiera di saggi di danza e tra loro due, tra le due ragazze, o tra la ragazza e quel qualcosa che Andre rappresenta in questo libro, abissi di linguaggi, cultura, valori e sesso non ci sono.&lt;br /&gt;Una traduttrice, una messaggera, un riferimento, una madre?&lt;br /&gt;L’unica che, quando il gorgo degli eventi tragici si è messo all’improvviso a risucchiare i destini, quando i quattro “noi” hanno goffamente perso l’equilibrio, l’unica che fa una cosa sensata e concreta.&lt;br /&gt;Tiene saldamente il volante in mano. Come fanno le donne insicure alla guida. Rigide, con il volante stretto stretto in mano, non fanno incidenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-5808735322620598895?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/5808735322620598895/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=5808735322620598895&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/5808735322620598895'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/5808735322620598895'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/11/emmaus-baricco-uno.html' title='Emmaus Baricco, 1'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-3550821639700224074</id><published>2009-11-10T04:54:00.000-08:00</published><updated>2009-11-10T04:56:45.990-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Emmaus Baricco, 2</title><content type='html'>Poi questo: le operazioni nostalgia. Ne abbiamo lette tante ed erano fatte tutte più o meno elencando, piazzando qua e là nella narrazione musiche e canzoni, programmi televisivi, capi di abbigliamento, marche del supermercato, tinelli e notizie del telegiornale...&lt;br /&gt;Qui Baricco fa una cosa molto diversa: ricrea un universo precisissimo, quel tipo di famiglie, in quegli anni, con quel bagaglio di cultura e valori: quello. Ma non ci sono oggetti, non ci sono canzoni d’epoca, pantaloni o polacchine: eppure la descrizione è perfetta, profondissima, coglie nel segno, dice esattamente quello che serve.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi ancora: forse ha intuito bene il senso della storia Daria Bignardi, forse davvero il protagonista del romanzo è il noi che diventa io, un noi dal quale si staccano mano mano gli io, ognuno va a vivere la sua diversa storia; oppure di più: è che proprio siamo noi, prima, perché siamo un indistinto insieme di possibilità che mano a  mano prende forma: e Bobby prima, poi Luca, poi Il santo sono rappresentazioni di quel che poteva essere se avessi preso una strada diversa, di quel che ho superato, di quella esperienza che mi ha indirizzato definitivamente in una direzione o in un’altra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi alla fine: erano anni che aspettavo che qualcuno raccontasse una cosa che esiste veramente per moltitudini di persone: la religione dentro la vita di tutti i giorni, che chissà perché vigliaccamente scompare quasi sempre nelle narrazioni, come se si avesse timore a scandagliare nei gesti e nei perché di preghiere, riti, valori, gesti onnipresenti nel quotidiano di tanti di noi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-3550821639700224074?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/3550821639700224074/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=3550821639700224074&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/3550821639700224074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/3550821639700224074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/11/emmaus-baricco-2.html' title='Emmaus Baricco, 2'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-4298308978602155536</id><published>2009-11-09T02:31:00.000-08:00</published><updated>2009-11-09T02:32:51.068-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Stabat Mater, Tiziano Scarpa</title><content type='html'>Pregiudizio verso Scarpa dopo Kamikaze d’Occidente: di quali schifezze, di quali liquidi corporei ci parlerà ancora? Ideuzza arcinota: un talento nascosto, se scovato dal mentore genio, può salvare una esistenza. Nel racconto lungo non accade quasi niente e quello che, accadendo, dovrebbe dare senso al tutto, lo fa in sordina, in una manciata di righe finali. Tutto ciò che precede è un soliloquio un po’ folle. Eppure... se c’è uno steccato fra letteratura e cazzeggio di vanitosi infelici, eccolo: Stabat Mater sta tutto dalla parte della letteratura. Molto molto bello.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-4298308978602155536?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/4298308978602155536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=4298308978602155536&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/4298308978602155536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/4298308978602155536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/11/stabat-mater-tiziano-scarpa.html' title='Stabat Mater, Tiziano Scarpa'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-2147396956311632519</id><published>2009-11-06T05:48:00.001-08:00</published><updated>2009-11-06T05:48:55.874-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='divagazioni'/><title type='text'>cartapesta</title><content type='html'>Alle dieci meno qualche minuto Concetta cercò la cornetta del telefono cordless. Prima il divano del soggiorno, sprofondata base di appoggio per telecomandi, joystick e auricolari con i fili ingarbugliati sotto i cuscini e bricioline di biscotti e pizza e cereali tostati scivolati nelle pieghe dei braccioli e intrappolati per settimane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I letti dei ragazzi, poi, in mezzo ai libri e alle felpe abbandonate sui copriletti con una manica dentro e una fuori; quindi sotto i letti, fra qualche immancabile calzettone acquattato da giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il letto grande, che in qualunque altra casa era tempio inviolato di copriletto teso e qui invece era ring di cuscini reggicollo, computer di sbieco, libri, penne, appunti, un pettine, un elastico per capelli, un telefonino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La trovò infine, stranamente ben riposta sulla sua base, e pigiò i numeri, il ritornello di beep che la separavano da Silvana; attese, visualizzando nella mente la cucina ordinatissima a chilometri troppi di distanza, e il silenzio prenotturno, che seguiva a un silenzio di un lungo pomeriggio, interrotto da una suoneria idiota, impostata da qualche nipote di passaggio, e tanto la nonna non avrebbe nemmeno provato a capire come poter riprogrammare una suoneria meno scema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conversazione cominciava con come stai, perché le potesse arrivare chiaro da subito il messaggio che anche quella seconda o terza telefonata della giornata non era, come tutto poteva far credere, un dovere, ma un volere: volere sapere le condizioni di salute di una mamma sola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concetta aveva scelto con cura questo attacco, preferendolo al più disinvolto come va, al più egocentrico sono io. Silvana sembrava reagire come previsto, perché il tono di voce indugiava un momento, compiaciuto, mentre si prendeva il lusso di cercare una risposta più articolata di un generico bene o non c’è male. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso cominciava con insomma che scivolava su un due punti; si sentivano bene i due punti! Seguiva un sospiroso resoconto di dolori di testa, tossi scuotimembra, piedi gonfi, attacchi di diarrea ben descritti nell’insorgere e nell’esplosione finale, difficoltà alla vista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A volte Concetta, al solo scopo di riempire la conversazione, faceva l’errore banale di proporre rimedi immediati che potessero arginare i disturbi: per esempio sciroppi sedativi che impedissero alla tosse di autoalimentarsi sfiancando i muscoli e turbando il riposo notturno; oppure brevi momenti di relax nel corso della giornata durante i quali stendere le gambe sulla poltrona; un intervento correttivo sul cuscino o sulla postura notturna, probabile causa dell’insorgere mattutino dei dolori di testa; la presa di coscienza di un intestino irritabile o di un inizio di colite su cui intervenire con una dieta mirata; un semplice paio di occhiali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora Silvana ergeva una immediata difesa del suo diritto a stare male e liquidava con quattro parole la spropositata leggerezza dei rimedi proposti, al confronto della serietà dei malanni; accennava con un allusivo abbassarsi del tono ad altri mali, ancora più seri, come a far credere che per bontà d’animo evitasse di parlarne, per non gravare troppo sui sensi di colpa altrui. Quindi virava, come dozzinale performance recitativa, su un tu che mi racconti, volendo malcelatamente dire: cambiamo discorso che tanto siete tutti uguali e non potete capire la mia solitudine e il mio disagio di vecchia, ma tanto prima o poi ci arrivate anche voi e vedrete che significherà non aver dato esempio ai vostri figli di come non si lasciano soli i genitori anziani e pagherete tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella seconda parte della telefonata toccava a Concetta, dunque, raccontare. L’esperienza aveva via via suggerito una buona specializzazione nella scelta delle cose da dire, al fine di ottenere il dosaggio migliore fra, da un lato, il filiale resoconto degli eventi fondamentali, e, dall’altro, la difesa dai giudizi ingombranti che Silvana buttava giù, alternandoli a espressioni del tipo forse sono io che sbaglio, sarà che sono diventata vecchia e mia madre nella sua ignoranza diceva che.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A volte, come questa volta, era il caso fortunato che fosse Silvana ad avere qualche episodio che impegnasse almeno cinque minuti, durata di minima decenza per una telefonata fra una madre e una figlia lontana anni e chilometri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “Ma mamma” Concetta riprese in mano la cornetta, poiché la postura che la teneva in bilico fra collo e spalla e le consentiva di svuotare la lavastoviglie, cominciava a farle dolere i muscoli “io me la ricordo ingombrante sta’ statua, poi chissà quanto pesa”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Pesa? Ma no... e che vuoi che pesa la cartapesta?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La statua della madonna che la nonna materna teneva acconciata in un altarino adorno di fiori, nell’angolo d’onore delle due stanze in affitto al piano terra, era solo di cartapesta! Anche gesso le sarebbe sembrato più dignitoso!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pavimento della casetta di nonna era un mattonato freddo e scabro e i piedi si scaldavano sulla pedana di legno malandato del braciere; Concetta bambina nei pomeriggi di visita evitava di guardare più di tanto la madonnina troneggiante: se uno ci si fissava, quella faccia liscia con le gote dipinte un po’ di rosso, quelle manine appuntite al fondo di una apertura di braccia arrendevole, la finta postura e l’occhio pittato da bamboletta di scarso valore bastavano a rendere sinistramente fuori posto la statuina, fra il divanetto e la cassapanca. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita dei nonni, alla fine, era tutta in quella sala povera: dominavano la scena immagini di santi e madonne, cuori trafitti e volti di cristo, spade, gocce di sangue, raggi dorati, gesti severi, occhi sul vassoio e crocifissi a iosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quadretto ingiallito dei santi Cosimo e Damiano aveva un posto d’onore, perché la nonna diceva di averli incontrati personalmente, quella volta che aveva portato uno dei bambini in fin di vita al Pronto Soccorso e nessuno le dava retta, tranne quei due medici che erano apparsi all’improvviso in fondo al corridoio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi la faccia del Cristo morente stampata scura scura: Concetta da piccola fissava a lungo l’occhio destro, cioè quello che si era chiuso e riaperto una volta che la nonna chiedeva una grazia, che Cristo ci pensasse un po’ lui e chissà se era per una malattia, un lavoro, un viaggio. Però con Concetta l’occhio se ne era stato immobile stampato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ma dove la metti?” immaginava la madonnina farsi posto fra le pareti dell’appartamento di Silvana, adorne delle foto ufficiali dei figli in abito da sposi e una mescolanza di immagini piccole e grandi di nipoti bambini, in adorabili pose congelate di momenti fugaci di feste familiari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non lo so; da qualche parte la metto. Tuo padre buonanima la voleva; l’aveva detto alla nonna: – quando muori fra centanni non voglio niente ma quella statua della madonna – poi quando è stato il momento se l’è presa zia Carla” e abbassava la voce in un sussurro sofferente a dire e non dire dello strazio di quando avevano buttato all’aria cassapanche e ricordi, nella casetta della nonna da svuotare per disdire l’ormai inutile affitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “E che le dici? Lei li aveva accuditi bene i nonni, come gliela porti via? Tua padre disse vabbene, ma la voleva lui la statua”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ma non ho capito perché la zia non la vuole più.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Mah, dice che deve pittare che s’è fatto l’umido sulla parete dietro.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“E che l’umido lo fa la statua della madonna?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Quella statua è particolare, che ne sappiamo, là è... che devo dire, là non è il posto suo. Che se la tenevamo in questa casa forse a tuo padre non succedeva... Perché quella statua... sai...”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso si finiva così, con la malattia di suo padre, e la telefonata diventava insostenibile, e il non detto premeva sul dicibile troppo perché si potesse andare avanti. Concetta scostò la cornetta della bocca e simulò una risposta a un inesistente richiamo: “Eh, vengo, sto arrivando...”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Vai, vai, buona notte. Ci sentiamo domani. Salutami tutti, eh. Buonanotte. Ciao... ciao”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le serate finiscono sempre che Concetta resta mezza storta in pigiama sulla poltroncina davanti alla televisione accesa, con gli occhi chiusi e un sonno troppo dolce a penetrarla, il migliore, perché è quello più suadente, anche se a quell’ora ci sono i programmi meno stupidi e chissà per chi li fanno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai nonni non sarebbe mai successo di addormentarsi così, perché il loro televisore era sistemato in alto, su un carrello di vetro a rotelle, stava quasi sempre coperto da una tovaglietta a punto erba e non restava mai acceso a tempo indeterminato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I nonni andavano a letto ancora svegli e si addormentavano alla luce tremolante dei lumini per i morti di casa e le lucette fioche davanti ai santini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse mormoravano le preghiere come ultimo dovere della giornata, forse era il Rosario a chiudere loro gli occhi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era in quel silenzio sacro che il nonno l’aveva vista la madonnina: se ne scendeva dal suo piedistallo e se ne usciva dal portoncino, nelle strade pulite del paesino; poi all’alba tornava quatta quatta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Papà rideva, mamma non sapeva per chi prendere le parti, la nonna lo redarguiva di tacere e di non far sentire ai bambini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concetta bambina ascoltava affascinata e mescolava magia, catechismo e infallibilità parentale in un pastrocchio dove tutto può essere e mai niente succede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché se ne andava fuori di casa a fare i miracoli notturni quella madonnina di cartapesta, e la nonna, la nonna che le aveva pure fatto l’altarino, quei miracoli non se li meritava? Non avrebbe potuto restarsene nel suo angolino la statua di cartapesta a impedire che la nonna morisse troppo presto, demente e povera?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il nonno uguale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concetta si andava addormentando in un risucchio irreversibile di membra scomposte  e l’ultima cosa che le sembrò di vedere, con la testa abbandonata sul bracciolo, fu la ragazzotta a tette seminude  che se ne usciva quatta quatta dallo schermo del televisore e se ne andava dalla porta di casa a zonzo per la città.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-2147396956311632519?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/2147396956311632519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=2147396956311632519&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/2147396956311632519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/2147396956311632519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/11/cartapesta.html' title='cartapesta'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-8914771250705939263</id><published>2009-10-28T09:42:00.000-07:00</published><updated>2009-10-28T09:43:25.783-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>chi ha ucciso sarah? di andrej longo</title><content type='html'>Ingredienti da giallo classico, e pure in ordine canonico: c’è un morto; c’è un luogo del delitto sul quale tornare e ritornare; c’è la sfilata dei possibili imputati da mettere a turno sotto il riflettore e poi scartare, alibi dopo alibi; c’è la coppia solita di investigatori: il vecchio e il giovane, ossia il saggio e l’ingenuo, ovvero l’uomo dal passato ferito e il pivello che ci mette ancora il cuore.&lt;br /&gt;E c’è la città, questa volta è Napoli, ma ognuna c’ha la sua; nei successi  gialloseriali dell’ultimo decennio ormai il dialetto e i vizi del luogo fanno a gara con il “commissario” per chi è il vero protagonista.&lt;br /&gt;Ma forse è questo il punto: che qua non c’è macchietta, non c’è vezzo, non c’è campanilismo. Lo sfondo è una città malinconica e stracciona, i rubinetti gocciolano a fatica e il caldo dissecca qualunque sentimento.&lt;br /&gt;E l’io narrante non sa nulla, fotografa, ci riporta gli eventi piccoli piccoli, così come accadono, dei gesti e delle parole fa una cronaca scarna come se raccontasse a un amico ragazzo; la lingua  incespica negli errori di un parlato popolano semidialettale, ma non fa fatica a farsi capire.&lt;br /&gt;Così la lettura diventa agile, spontanea e gli occhi perduti di Sarah ti restano impressi come se nel cortile del palazzo bene l’avessi trovata tu stesso.&lt;br /&gt;Delicato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-8914771250705939263?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/8914771250705939263/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=8914771250705939263&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/8914771250705939263'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/8914771250705939263'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/10/chi-ha-ucciso-sarah-di-andrej-longo.html' title='chi ha ucciso sarah? di andrej longo'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-7003573845181226440</id><published>2009-10-22T01:02:00.000-07:00</published><updated>2009-10-22T01:03:31.313-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Pausa caffè di Giorgio Falco</title><content type='html'>Giorgio Falco è un discepolo di Aldo Nove? Si può dire discepolo? Non ho idea di che rapporto intercorra fra i due, però penso che chi, come me, ha amato Woobinda e Amore mio infinito per esempio, continui a sentirne gli echi per tutta la lettura di Pausa caffè.&lt;br /&gt;Pausa caffé è un puzzle disordinato e coloratissimo di pezzi di vita grama, di miserie, di lavori squallidi, di contemporaneità becera e autoreferenziale, di ottusità postcapitalistica, di deriva consumistica che diventa una filosofia di vita anche per chi non ha i soldi per consumare ma ingloba comunque i precetti del brand.&lt;br /&gt;Forse un po’ lungo: capito il messaggio, alcune parti potevano essere sfrondate, ripulite senza danno; cioè il libro sembra il materiale grezzo sul quale costruire più che il punto di arrivo letterario che su quella materia riesce a ottenere passaggi di sublime lirismo (vedi Aldo Nove, appunto). Però merita un giudizio molto positivo, dove si pensi che il romanzo debba descrivere un’epoca: Pausa caffè ci riesce bene, riesce a farti sentire a disagio, in colpa per aver lasciato che tutto questo succedesse.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-7003573845181226440?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/7003573845181226440/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=7003573845181226440&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/7003573845181226440'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/7003573845181226440'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/10/pausa-caffe-di-giorgio-falco.html' title='Pausa caffè di Giorgio Falco'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-2116284742138718728</id><published>2009-10-20T00:37:00.001-07:00</published><updated>2009-10-20T00:37:56.708-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='divagazioni'/><title type='text'>Con grazia</title><content type='html'>Una volta Grazia ed io siamo addirittura andate al cinema insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Successe in un fine settimana, quando le stanze delle studentesse del nord, già disadorne, si svuotavano del tutto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Restavano soprattutto pugliesi e siciliane nel collegio universitario, fra il sabato e la domenica, con i loro borsellini gonfi di gettoni intorno alle cabine dell’atrio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazia era una calabrese di madre veneta, come amava ripetere. Mia madre ha sposato un calabrese, aveva testimoniato una volta con paradossale e affettuosa accettazione verso chi, prima di essere calabrese, era suo padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano tempi diversi, con orizzonti ancora ampi; funzionava allora che ritrovarci insieme da ogni dove d’Italia e cercare punti di contatto fosse banale buonsenso e non, come oggi, una bestemmia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aveva un profilo scultoreo Grazia, un incarnato soave, un girovita sottile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io era grassottella e confusa e contavo i gettoni del telefono: dieci per volta, due volte durante la settimana più la domenica. Fra la povertà ingenua delle mie poche cose e la tranquillità benestante della maggioranza delle collegiali c’era un abisso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazia amava vestire da signora, aveva gonne di panno grigio su collant trasparentissimi che le evidenziavano le ossute e eleganti ginocchia e la caviglie sottili; i compìti twin set di cachemirino, azzurri, verde pallido, rosa antico, le disegnavano un seno giovane e preciso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non era la sua bellezza a risultare antipatica: era il lento procedere sui suoi tacchetti, il mento alto, i gesti misurati, il tono basso della voce. E poi si sussurrava che la sua provenienza familiare fosse di quelle che incutono rispetto: così le gregarie che facevano da corte alla direzione ossequiavano la bellezza di Grazia platealmente, per convincere il mondo, e prima di tutto se stesse, che non provavano invidia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi fermò un sabato pomeriggio; io avevo quel cappottone beige, un po’ ruvido, spigato, che forse si usava un paio d’anni prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era buio non per l’ora. Era buio perché Milano d’autunno è opaca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi stupì il lampo di interesse che le passò nello sguardo, come se avermi incontrato avesse di colpo risolto un pensiero che la turbava: “Ciaaaao!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risposi ciao, raddrizzando istintivamente le spalle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Che malinconia questi sabato; tu che cosa fai domani?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potevo dire domani studio; potevo mentire e dire domani esco, scorrazzo per la città, non resto ad aspettare che le ore della domenica si allunghino in silenzio verso il pomeriggio inoltrato, quando risate, passi di corsa e porte sbattute annunciano il ritorno del resto delle studentesse, il ripopolarsi dei bagni e dei corridoi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dissi: niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dea della bellezza aveva posato il suo sguardo sul mio accento cupo, sul mio maglione a collo alto, sulla mia pelle di saponetta palmolive, sugli scarponcini blu rasoterra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Allora vuoi venire al cinema con me?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensai che ad accompagnarsi a ragazze del nord magre e spigliate, come faceva Grazia,  si finisce la domenica a morire di malinconia e ad aver bisogno di paesanotte esteticamente modeste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensai che non avevo i vestiti adatti a far bella figura accanto a Grazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensai che Grazia mi stava scegliendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era innegabile che Grazia mi stava eleggendo a compagnia domenicale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era innegabile che non avrei avuto più bisogno dei caffé da comari chiuse nelle stanze, che avrei solcato gli stanzoni della mensa protetta da una comitiva mista e ridanciana, avrei conosciuto ragazzi, con Grazia i ragazzi sbavavano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, poi, si cominciava a raccontare, si cominciava a sapere che avevo preso un paio di trenta nei primi esami scritti...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A che ora?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dissi così, dissi: a che ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io e quel ragazzo ci stringemmo la mano sconcertati entrambi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio non riesco a ricordare come si chiamasse. Mi ricordo solo che apparteneva alla schiera dei pedanti, di quelli che sgobbano tantissimo per arrivare al sei più e poi nella vita si sistemano bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aveva avuto coraggio a invitare al cinema proprio Grazia, proprio la più bella, e per questo coraggio di bruttino presuntuoso provavo una sorta di tenerezza, lontana come ero dal cinismo che poi gli anni mi avrebbero regalato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui però fu ostile, non nascose il disappunto di trovare anche me nell’atrio del collegio e non mi rivolse più la parola. Grazia era leggera e soddisfatta e, dopo le presentazioni, si dimenticò della mia presenza fisica che cercava di appiattirsi dietro i loro passi sul marciapiede, fino al cinema di via Torino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era un cinema d’essai e quindi non costoso, però erano comunque soldi sottratti alle mie telefonate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui dovette pensare che l’occasione andava sfruttata in ogni caso e le fece una dichiarazione classica e sciocca sulle poltroncine, a pochi centimetri dalla mia ingombrante aria fintointeressata a quel film che non ricordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei lo respinse con grazia e fermezza, lo sapeva fare proprio bene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-2116284742138718728?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/2116284742138718728/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=2116284742138718728&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/2116284742138718728'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/2116284742138718728'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/10/con-grazia.html' title='Con grazia'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-1374654003336821927</id><published>2009-10-19T06:35:00.001-07:00</published><updated>2009-10-19T06:35:51.165-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film'/><title type='text'>L'età barbarica</title><content type='html'>L’età barbarica non è un film imperdibile.&lt;br /&gt;Una volta entrati nel messaggio, diventa piuttosto prevedibile e si tratta solo di aspettare qualche piccola invenzione stilistica che renda meglio o peggio l’idea, o le numerose citazioni, volute o inconsapevoli, da film di fantapolitica già visti.&lt;br /&gt;Più che di una narrazione si tratta di un elenco ordinato di elementi di vita contemporanea, al passaggio dei quali ti resta solo da annuire, riconoscendoli.&lt;br /&gt;Ecco allora:&lt;br /&gt;- una attività lavorativa inutile, al limite dell’idiozia, chiusa dentro riti che servono a darle credibilità&lt;br /&gt;- una famiglia ridotta a microcosmo economico, fornitrice di status e di beni materiali&lt;br /&gt;- una organizzazione sociale desolante (il pendolarismo, l’ospizio asettico e freddo)&lt;br /&gt;- una connotazione kafkiana delle istituzioni (gli uffici governativi dentro lo stadio immenso, con le persone ridotte  a formichine impotenti, schiacciate da una realtà divenuta troppo complessa)&lt;br /&gt;- un ordine sociale paradossale con i processi all’uso delle parole negro e nano e le ronde antifumatori con in cani, le vittime degli incidenti stradali che devono pagare per i danni all’arredo urbano o gli immigrati musulmani che stanno in galera senza motivo&lt;br /&gt;- la fuga dalla realtà dentro mondi patetici: i sogni fantozziani del protagonista che sogna avventure erotiche e successi nei media oppure il finto mondo medioevale dove vanno a giocare la domenica un po’ di disperati&lt;br /&gt;- infine la soluzione bucolica che soluzione non è: un po’ scontata, un po’ codarda, soprattutto senza speranza: per uno che si rifugia a fare la marmellata di mele (un cliché ormai dai tempi di Baby Boom) ce ne sono milioni che restano a resistere in questo schifo di  mondo alla Brasil.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-1374654003336821927?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/1374654003336821927/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=1374654003336821927&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/1374654003336821927'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/1374654003336821927'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/10/leta-barbarica.html' title='L&apos;età barbarica'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-7262492190449823493</id><published>2009-10-19T02:03:00.001-07:00</published><updated>2009-10-19T02:05:11.517-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film'/><title type='text'>Il dubbio di Shanley</title><content type='html'>Grande prova teatrale per Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman, che mettono in scena un duello fra poteri, profondo nei contenuti e aperto nel finale, senza vinti e vincitori. Resa cinematografica un po' incerta, a tratti noiosa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-7262492190449823493?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/7262492190449823493/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=7262492190449823493&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/7262492190449823493'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/7262492190449823493'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/10/il-dubbio-di-shanley.html' title='Il dubbio di Shanley'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-6398747150663263993</id><published>2009-10-12T06:00:00.001-07:00</published><updated>2009-10-12T06:00:42.425-07:00</updated><title type='text'>una ragione per continuare...</title><content type='html'>... a venire qui di tanto in tanto?????????????????????&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-6398747150663263993?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/6398747150663263993/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=6398747150663263993&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/6398747150663263993'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/6398747150663263993'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/10/una-ragione-per-continuare.html' title='una ragione per continuare...'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-4622123069572904924</id><published>2009-09-08T06:37:00.000-07:00</published><updated>2009-09-08T06:38:02.818-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>trasfigurazione al mussotto</title><content type='html'>Mi trovo in un paese del cuneese ed è domenica.&lt;br /&gt;Da un frammento di conversazione altrui colto al volo vengo a sapere che un paio di mesi fa è stata inaugurata una nuova chiesa, chiesa nel senso di muri, spazio, altare e sedie.&lt;br /&gt;Non è una chiesa qualunque. Intanto pare che sia una costruzione molto moderna e innovativa nella distribuzione degli spazi, nella forma, nel dialogo scenico fra altare e assemblea.&lt;br /&gt;Poi so che la persona che presiede alla celebrazione non è un uomo qualsiasi. &lt;br /&gt;Anni fa era parroco qui vicino e io tradivo apposta la parrocchia dei parenti per andare ad ascoltarlo. &lt;br /&gt;Mi ricordo molto bene che mi sarei trasferita a vivere qui solo per poter essere una sua parrocchiana e poterlo aiutare in quella sobria, ordinata, ma radicale sequenza di iniziative e di scelte simboliche che aveva fatto e che lo rendevano una persona carismatica, di fronte al quale riesci a capire che cosa possa voler dire l’irresistibilità del richiamo evangelico: seguimi!&lt;br /&gt;Ci vado.&lt;br /&gt;La chiesa si chiama Trasfigurazione e richiama la forma di una tenda. E’ bianca e luminosa, ha il soffitto a spicchi scomposti che lasciano penetrare larghe pugnalate di sole.&lt;br /&gt;Non ci sono inginocchiatoi ma sedie stilizzate disposte a file di semiellisse intorno a uno spazio centrale allungato come un pesce, dove il posto per leggere e il posto per sedersi e l’altare per l’Elevazione, occupano posti che si fronteggiano e non si può più dire quale sia il dietro e il davanti e il centro.&lt;br /&gt;Chitarre elettriche post conciliari.&lt;br /&gt;Parole scarne ma radicatissime nel quotidiano. &lt;br /&gt;Clima di festa.&lt;br /&gt;Piantiamo tre tende... e non andiamo più via.&lt;br /&gt;Penso alle mie chiese milanesi polverose, buie, con preti antichi sempre più minacciosi e parrocchiani pensionati che raccolgono firme all’esterno per la messa in latino: ho capito! E’ semplicemente un’altra religione!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-4622123069572904924?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/4622123069572904924/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=4622123069572904924&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/4622123069572904924'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/4622123069572904924'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/09/trasfigurazione-al-mussotto.html' title='trasfigurazione al mussotto'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-4789143439728227852</id><published>2009-09-04T06:04:00.000-07:00</published><updated>2009-09-04T06:08:18.336-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti'/><title type='text'>banalità</title><content type='html'>Ogni tanto succede che qualcuno dica una cosa banale, eppure quella cosa banale ti arriva allo stomaco e proprio quella sua banalità ti lascia senza fiato, per il solo fatto che ti sei dimenticato di una banalità; così questa battuta di Benigni a proposito degli ignavia, che la vita è una sola e che orrendo spreco sia lasciarsela passare addosso senza viversela e viversela anche e soprattutto partecipando e cioè SCEGLIENDO.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-4789143439728227852?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/4789143439728227852/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=4789143439728227852&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/4789143439728227852'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/4789143439728227852'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/09/banalita.html' title='banalità'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-2797915598043037811</id><published>2009-07-01T05:40:00.000-07:00</published><updated>2009-07-01T05:42:21.465-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>la separazione del maschio di francesco piccolo</title><content type='html'>Mi è piaciuto (che strano!) anche se aveva tutte le caratteristiche nominalmente per non piacermi.&lt;br /&gt;Intanto è un libro dichiaratamente e sostanzialmente maschio; un punto di vista maschile sulla vita, sull’amore, sul sesso, sul matrimonio. Perché mai dovrebbe interessarmi? Poi è un libro intimista, facilmente catalogabile nella ormai famosa compagnia dei romanzi “mi guardo l’ombelico”.&lt;br /&gt;Inoltre è un monologo interiore di durata assai breve, che si esaurisce in poche decine di pagine scritte larghe, per una cifra comunque superiore ai diciassette euro: quindi mi trova istituzionalmente avversa. &lt;br /&gt;Quindi ha un paio di capitoletti porno, esattamente porno; non ci sono giustificazioni che tengano: sono scene hard core con minuziose descrizioni di orifizi e minutaggio, odori sgradevoli e varianti logistiche; scene nelle quali probabilmente l’autore si è divertito a mettersi alla prova.&lt;br /&gt;Eppure... è scritto da dio! &lt;br /&gt;Eppure... riesce così mirabilmente a lasciarti in bilico fra il fastidio verso un personaggio di un egoismo sconcertante e ottuso, tremendamente ottuso e l’identificazione totale; certo, l’identificazione, prescindendo dal mezzo (nella fattispecie del personaggio è il sesso, ma potrebbe essere qualunque altra cosa), con questo bisogno incontrollabile di non accontentarsi, di provare a vivere una doppia vita, anzi tre, dieci, mille vite diverse, ingenuamente e sinceramente credendo di farla franca, di tenere insieme tutto, di avere un diritto puro e innocente a prendere tutto.&lt;br /&gt;Alcuni colpi di genio sulla noia e l’insofferenza per la convivenza coniugale. Belle e condivisibili osservazioni sulla genitorialità, anche se per tutto il libro, condizionata dall’addiction del personaggio per le avventure “‘ndo cojo cojo” , mi aspettavo con preoccupazione materna, che prima o poi mettesse le mani addosso anche alla figlia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-2797915598043037811?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/2797915598043037811/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=2797915598043037811&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/2797915598043037811'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/2797915598043037811'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/07/la-separazione-del-maschio-di-francesco.html' title='la separazione del maschio di francesco piccolo'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-2551819865640093859</id><published>2009-06-29T01:47:00.000-07:00</published><updated>2009-06-29T01:48:12.923-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film'/><title type='text'>Giulia non esce la sera</title><content type='html'>Un film come Giulia non esce la sera è improponibile al resto della famiglia.&lt;br /&gt;Non conta che ci sia tanta piscina e un abbozzo di lezioni di nuoto. Non riuscirò ad agganciare nessuno con questo.&lt;br /&gt;Ma poi del resto perché desiderare di condividerlo?&lt;br /&gt;E’ una storia così tutta chiusa in se stessa, così poco accattivante, così malinconica che me la godo io, da sola.&lt;br /&gt;Valerio Mastandrea è irresistibile, Valeria Golino bravissima.&lt;br /&gt;Per il resto personaggi un po’ macchietta: la moglie rigida e inutile, le due figlie una quasi grassa una magrissima, il fidanzatino secchione, la spiaggia come luogo di libertà (che originalità), l’ambiente dei primi letterari (ma è davvero così? Che tristezza), l’ispirazione ridicola e stucchevole delle storie dello scrittore&lt;br /&gt;Ecco, questo è il mio difetto, che mi piace starmene al chiuso irrespirabile di una storia drammatica e dolce, avendo previsto, più o meno verso la metà, l’intero finale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-2551819865640093859?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/2551819865640093859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=2551819865640093859&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/2551819865640093859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/2551819865640093859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/06/giulia-non-esce-la-sera.html' title='Giulia non esce la sera'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-320158424223676431.post-113170511585554626</id><published>2009-06-18T03:36:00.000-07:00</published><updated>2009-06-18T03:39:38.147-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='visti'/><title type='text'>orfana di E.R.</title><content type='html'>E.R. finisce qui. Forse rivedremo le repliche fino allo sfinimento. E comunque possiamo procurarci i DVD. Ma non è la stessa cosa.&lt;br /&gt;Sapete (per coloro che in questi quindici anni non hanno guardato E.R.) non era un telefilm qualunque. Non c’era una sceneggiatura sciatta e approssimativa, i dialoghi non puzzavano di finto, le storie private non erano mai consolatorie e solo qualche volta  hanno preso la deriva dell’assurdo (avete presente quella cosa tipica delle serie televisive  che non sai più che cosa far succedere sempre allo stesso personaggio pur di far succedere qualcosa?). Le vicende d’amore (sappiamo tutti che sono il vero richiamo...) erano contorno e collante di contenuti grandiosi. Intorno a quei lettini delle sale emergenza abbiamo visto prendere decisioni controverse, commettere errori, assumersi responsabilità. Abbiamo visto contenuti ETICI e senso della vita. Abbiamo pianto per drammi possibili, veritieri, che scavavano dentro ciascuno di noi perché copiavano dall’autenticità delle esistenze e non viceversa come funziona la nostra attuale macchina televisiva.  Con gli autori di  E.R. abbiamo condiviso a distanza discussioni  anche su grandi temi politici e sociali. Sono riusciti ad essere laici e spirituali, democratici e interrazziali: gli episodi sembravano più testimonianze che creazioni di storie.&lt;br /&gt;Avevo anni e figli in meno. Adesso sono qui che conto i capelli bianchi e mi affanno dietro figli adolescenti. Il protagonista più importante di E.R. era la “responsabilità delle proprie decisioni” e E.R. mi ha aiutato ad affrontare il mio lavoro e l’ambiente del mio ufficio. Con E.R. sono riusciti a fare una cosa che alla televisione, qui, da queste nostre dolorose parti, nessuno più si sogna di chiedere: mi hanno trasmesso dei valori. &lt;br /&gt;In Abby Lockhart e in Susan Lewis mi sono identificata. Sono rimasta malissimo per la morte di Lucy Knight. Ho amato Mark Greene. Ho fatto il tifo per Neela Rasgotra... Sono rincretinita, vero?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320158424223676431-113170511585554626?l=ilsettembre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilsettembre.blogspot.com/feeds/113170511585554626/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=320158424223676431&amp;postID=113170511585554626&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/113170511585554626'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/320158424223676431/posts/default/113170511585554626'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsettembre.blogspot.com/2009/06/orfana-di-er.html' title='orfana di E.R.'/><author><name>ilse</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14799553343710267368</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00380993984612683229'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry></feed>